GLI ARTISTI COEVI
Filippo Lippi
Tra i protagonisti del rinnovamento artistico nella Firenze del ‘400, Filippo Lippi (1406 circa - 1469) seppe tradurre in accenti più profani le posizioni di Masaccio e dell’Angelico: eleganze lineari e delicate trasparenze cromatiche si impongono sui volumi, un sapiente uso del linguaggio plastico e di effetti luministici conferiscono alle opere un caratteristico ritmo decorativo ed una equilibrata composizione. Lo stile personalissimo dell’artista è mirabile in quella che è considerata una tra le sue opere più mature, il ciclo pittorico con Storie di Santo Stefano e San Giovanni Battista conservato nella Cappella maggiore del Duomo di Prato. Un attento e complesso intervento conservativo da poco conclusosi, ha restituito all’opera, nonostante le perdite verificatesi nel corso del tempo, i valori pittorici originari, le trasparenze e la brillantezza dei colori, la forza dei volumi e degli spazi.
Pisanello
Antonio Pisano detto il Pisanello, è da considerarsi come uno dei massimi rappresentanti del gotico internazionale dell’Italia del nord.
Fu la nascita nella città toscana di Pisa che spinse l’artista a firmarsi pisano o Pisanello, e così è ricordato nei documenti che di lui tramandano una serie di notizie a partire dagli anni 1415-1422 quando viene menzionato quale successore di Gentile da Fabriano negli affreschi – oggi perduti – di Palazzo Ducale a Venezia.
Luca Signorelli
Luca Signorelli (1445 circa–1523), fu influenzato da Piero della Francesca, ma si svincolò dalle immote geometrie del maestro di Borgo Sansepolcro perché attratto dai manifesti di anatomia muscolare e dinamico movimento proclamati, a Firenze, dal Pollaiolo.
Nelle sue opere la figura umana torna protagonista incontrastata: ed è una figura salda, dalle membra larghe e muscolose, talora nobile e austera.
Francesco di Giorgio Martini
Il senese Francesco di Giorgio (1439-1502), architetto, ma anche scultore, pittore e trattatista, è un tipico rappresentante dell’umanesimo matematico urbinate. Non come pittore, poiché in tale ramo perseguì gli ideali irrazionalistici tipici della pittura senese. Nel campo della scultura invece, si dimostra al passo con le novità umanistiche e nelle figure concitamente mosse, ma pienamente organiche, al corrente delle novità dell’ultima produzione donatelliana.
Tuttavia il suo principale campo di applicazione fu l’architettura, che esercitò a Urbino, poi in Toscana e nelle Marche, e perfino in Lombardia, chiamato nel 1490 a consulto in merito all’erezione del tiburio del duomo di Pavia.
Luciano Laurana
Luciano Laurana (1420 circa–1479), nasce a Zara, in Dalmazia. La cosa non deve stupire, poiché la Jugoslavia, ancora veneziana nel XV secolo, fu presto toccata dalla cultura artistica rinascimentale.
Laurana potè dunque avere una prima educazione in patria, prima di passare a Napoli e a Mantova ed infine a Urbino. E’ sorprendente quanto poco si sappia di questa figura di architetto, tra i maggiori del Quattrocento.
Domenico Veneziano
Domenico Veneziano, come indica il suo nome, nacque a Venezia tra il 1405 ed il 1410. Morì invece a Firenze nel 1461; inattendibile è la notizia che Andrea del Castagno lo avesse ucciso per invidia perché Andrea, più giovane, anzi suo allievo, nel 1461 era già morto da quattro anni.
Si disse anche che Domenico Veneziano per primo portò a Firenze la tecnica della pittura a olio, inventata nelle Fiandre. A questo riguardo non si hanno notizie precise. Egli però conobbe sicuramente la pittura fiamminga, come attestano le sue opere, e analogamente coltivò il gusto per il dettaglio naturalistico e per l’ostentazione del lusso esteriore appresi da Gentile da Fabriano, di cui fu allievo a Firenze nel 1422-23, e da Pisanello, con il quale lavorò a Roma negli anni a cavallo tra il secondo ed il terzo decennio del secolo.
Rogier van der Weyden
Rogier van der Weyden, anche chiamato Rogier de la Pasture (Tournai, attorno al 1400 - Bruxelles 18 giugno 1464) fu pittore ufficiale della città di Bruxelles e della Casa d'Este. Assieme a R. Campin, di cui fu allievo, e a J. van Eyck è considerato uno dei fondatori della grande pittura fiamminga del Quattrocento.
“Jan van Eyck è un esploratore, mentre Rogier è un inventore”, così Max Friedländer, tra i maggiori conoscitori della pittura del Quattrocento nei Paesi Bassi, sintetizzò fin da 1916 la diversa natura dei due fondatori della scuola pittorica fiamminga. “Van Eyck osservò cose che nessun pittore aveva mai osservato, ma Van der Weyden provò ed espresse emozioni e sensazioni – soprattutto dolorose – che nessun pittore era mai riuscito ad afferrare”, ribadirà Erwin Panofsky nel suo fondamentale saggio del 1953. Da una parte la “scoperta del mondo visibile”, l’indagine della realtà e la sua fedele riproduzione con nuovi mezzi pittorici; dall’altra l’introduzione del senso dell’azione nei soggetti religiosi, quasi si trattasse di tableaux vivants tratti da sacre rappresentazioni, e soprattutto, per la prima volta, l’espressione convincente e non convenzionale delle emozioni.
Francesco del Cossa
Francesco del Cossa (1436-1478), durante il periodo ferrarese alla corte estense, partecipa al più importante affresco del secondo Quattrocento commissionato da una corte settentrionale che ci sia pervenuto. Si tratta della decorazione del Salone dei Mesi del Palazzo Schifanoia, ordinata nel 1470 da Borso d’Este.
A Francesco del Cossa spettano interamente i mesi di Marzo e Aprile, le parti cioè in cui un tono di dolce favola tardo gotica si salda a stilizzazione geometrica fortemente influenzata da Piero della Francesca.
Agostino di Duccio
Agostino di Duccio (1418-1481) apprese da Donatello la tecnica dello stiacciato, ma anziché adottarla al fine di accentuare il carattere pittorico del rilievo, ricercò effetti di fluida decorazione in superficie, di carattere sostanzialmente arcaico.
Ebbe la sventura di venir accusato di furto a Firenze, nel 1446, e di essere bandito dalla città. Si rifugiò allora a Venezia, poi a Rimini, dal 1449 al 1457, dove venne impiegato come progettista e, parzialmente, come esecutore della decorazione a rilievi dell’interno del tempio Malatestiano ristrutturato da Alberti.